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Una goccia di sangue per salvare la prostata

di Alessia Romano
Diplomata Master DISCI
Laureata in Biotecnologie Mediche, Docente di Scienze nella scuola secondaria di II grado

“ElicaDEA” sembra il nome di una divinità dell’antica Grecia, e invece è una start-up che promette di migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da cancro alla prostata. La sua storia però è segnata da un succedersi di eventi che sembrano essere stati guidati da una forza sovrannaturale.

Tutto ha inizio nei laboratori del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università Federico II di Napoli, dove la prof.ssa Daniela Terracciano, che sogna sin da bambina di fare ricerca, si dedica allo studio del cancro alla prostata, un tipo di tumore che può essere diagnosticato piuttosto facilmente, grazie al dosaggio nel sangue di un marcatore altamente sensibile: il PSA. Se è vero però che la parola “cancro” fa sempre paura, è altrettanto vero che non tutti i tumori sono una minaccia per la vita e talvolta la soluzione adottata per eradicare il tumore ha un impatto più severo sulla qualità della vita del paziente del cancro stesso. Il trattamento d’elezione per il cancro alla prostata è, infatti, la prostatectomia radicale, ossia la rimozione dell’organo, le cui conseguenze (incontinenza, disfunzione erettile, ecc.) spesso riducono notevolmente la qualità di vita del paziente. Eppure, l’esame istologico eseguito post-intervento, almeno nel 50% dei casi, dimostra che la prostatectomia poteva essere evitata perché il tumore rimosso era a basso rischio di progressione.

Sono proprio queste evidenze scientifiche a guidare le scelte della prof.ssa Terracciano che, ad un certo punto della sua carriera, decide di concentrare tutte le sue energie per individuare dei marcatori che permettano di differenziare i tumori alla prostata particolarmente aggressivi e potenzialmente letali da quelli a basso rischio di progressione. Le sue ricerche procedono nel tempo e la prof.ssa Terracciano arriva a identificare diverse molecole il cui livello nel sangue dei pazienti affetti da cancro alla prostata varia a seconda del grado di aggressività del tumore. Le sue scoperte, però, rischiano di restar chiuse nel cassetto perché, come per altri marcatori individuati precedentemente, il dosaggio di queste molecole ha costi notevoli e non è ipotizzabile proporlo come secondo livello di screening a tutti i pazienti con elevati livelli di PSA sierico.

Il caso vuole però che nel 2019, mentre è in viaggio per recarsi ad un congresso, un provvidenziale ritardo aereo permetta alla prof.ssa Terracciano di trascorrere un paio d’ore a discutere con alcune colleghe, che le raccontano della loro esperienza come fondatrici di start-up. È in questo momento che la prof.ssa Terracciano realizza che forse l’unico modo per tirar fuori dal cassetto le sue scoperte è impegnarsi in prima persona per renderle fruibili. Si mette subito al lavoro e nello stesso anno partecipa con la sua idea ad una competizione tra start-up, e la vince! Questa vittoria dà nuova linfa al suo progetto e la professoressa comprende che è giunto il momento di cercare un partner in quest’avventura. Invia così un’e-mail ai Dipartimenti di Fisica e di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'informazione, senza immaginare minimamente che il prof. Raffaele Velotta, in collaborazione con il prof. Francesco Gentile, sta già lavorando ad un biosensore a risonanza plasmonica che potrà dare una svolta al suo progetto. Inizia così la collaborazione tra due menti geniali che riescono a fondere le loro competenze, in campi apparentemente distanti, per mettere a punto un kit prognostico, il TENPROProstate, che consente di quantizzare in parallelo, partendo da una singola goccia di sangue, i livelli sierici di un pannello di biomarcatori.

TENPROProstate combina l’utilizzo di nanotecnologie e dell’intelligenza artificiale. Il biosensore a risonanza plasmonica permette di amplificare segnali generati da piccolissime quantità di molecole, grazie all’uso di nanoparticelle d’oro. L’intelligenza artificiale, invece, grazie allo sviluppo di sofisticati algoritmi, permette di valutare l’aggressività del tumore partendo dalle quantità rilevate per ciascuno dei marcatori identificati dalla prof.ssa Terracciano. Il prossimo anno verrà impiegato per l’ottimizzazione di alcuni aspetti tecnici e poi si potrà pensare di programmare il lancio commerciale sul mercato del test diagnostico.

Il sogno della prof.ssa Terracciano si potrà dire realizzato perché, grazie ai costi decisamente contenuti, alla semplicità d'esecuzione, all'elevata accuratezza e alla rapidità sarà possibile utilizzare TENPROProstate nei pazienti con PSA elevato per identificare coloro che devono necessariamente sottoporsi alla prostatectomia e salvare la prostata di tutti gli altri.