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Il sangue animale per un’agricoltura sostenibile: una storia di tradizione e innovazione

di Raffaele Marrone e Alma Sardo*

*Dottoranda di Ricerca in Scienze Veterinarie, Area Ispezione degli alimenti

Il sangue animale ha sempre avuto un ruolo cruciale nella storia umana, dai rituali antichi fino alle applicazioni moderne, e oggi, grazie alla scienza e all'innovazione, si riscopre come una valida risorsa in un’ottica di economia sostenibile. In epoca antica, il sangue animale era avvolto da un’aura di sacralità: era usato in cerimonie religiose per simboleggiare la vita e il sacrificio ed era considerato di valore immenso. Nelle culture agrarie veniva spesso disperso sui campi come fertilizzante grezzo, un riflesso delle pratiche sostenibili ante litteram. Con il progredire della scienza si è constatato quanto il sangue fosse ricco in elementi come azoto, ferro e proteine, utili per migliorare la fertilità del suolo. Inoltre, parte della tradizione legata al sangue include la produzione del sanguinaccio, un’antica preparazione contadina che esiste in varianti dolci e salate. Originariamente prodotto con sangue di maiale, il sanguinaccio rappresenta l’ingegnosità del recupero totale delle risorse disponibili da parte delle comunità agricole.

Ma come siamo arrivati a considerare un sottoprodotto della macellazione una chiave per l’agricoltura del domani?

Oggi l’utilizzo del sangue animale come risorsa è disciplinato da un quadro normativo europeo che garantisce sicurezza sanitaria, sostenibilità ambientale ed efficienza. Il Regolamento (CE) n. 1069/2009 classifica il sangue, ottenuto da animali le cui carni sono idonee al consumo umano, come un sottoprodotto (S.O.A.) a basso rischio sanitario (categoria 3) e ne regola la raccolta, il trasporto e il trattamento per scopi non alimentari, inclusa la produzione di fertilizzanti, purché siano rispettati rigorosi criteri di sicurezza. Il Regolamento (UE) n. 142/2011 approfondisce gli aspetti tecnici della lavorazione del sangue, assicurandosi che ogni fase avvenga senza rischi per la salute pubblica, animale o ambientale, mentre il Regolamento (UE) n. 1009/2019, specifico per i fertilizzanti, consente l’impiego di sangue purché rispetti standard di qualità e limiti di contaminanti. La Direttiva 2008/98/CE promuove un approccio all’economia circolare, incoraggiando il riutilizzo dei sottoprodotti animali per ridurre l’impatto ambientale e favorire la sostenibilità. Queste normative disciplinano l’intero ciclo di gestione del sangue animale e incentivano il suo recupero come materia prima, valorizzandolo in settori come quello della fertilizzazione sostenibile e contribuendo a raggiungere gli obiettivi ambientali dell’UE. 

In questo contesto il sangue animale trova impiego in vari settori, tra cui la produzione di mangimi, cosmetici e fertilizzanti agricoli, ma il suo smaltimento rappresenta ancora una sfida ecologica ed economica. La maggior parte del sangue recuperato negli impianti di macellazione viene destinato alla produzione di farine animali, un processo costoso e complesso. Tuttavia, l’innovazione sta aprendo nuove possibilità, come dimostrano i progetti di ricerca in corso tra Dipartimenti della Scuola di Agraria e Veterinaria, che mirano a trasformare il sangue in un biofertilizzante solido e a lento rilascio. Questi fertilizzanti sono realizzati utilizzando tecnologie innovative basate sulla creazione di strutture carrier come  hydrogel e beads sferiche. Gli hydrogel sono materiali polimerici tridimensionali idrofili capaci di assorbire grandi quantità di acqua o soluzioni acquose senza dissolversi. Grazie alla loro struttura porosa, imitano le matrici extracellulari biologiche, rendendoli ideali per molte applicazioni, dai settori medico e cosmetico a quello agricolo. In agricoltura vengono progettati per rilasciare gradualmente i nutrienti, aumentando l'efficienza dei fertilizzanti e riducendo le perdite per dilavamento. Le beads, invece, sono particelle sferiche, da dimensioni micrometriche a millimetriche, ottenute dalla solidificazione di soluzioni polimeriche. Queste tecnologie vengono impiegate per il rilascio controllato di composti attivi, come i nutrienti del sangue trasformato, e realizzate combinando materiali come alginato, gelatina e farina di sangue. Entrambi i sistemi permettono di ottimizzare la fertilizzazione del sangue trattato, riducendo lo spreco di risorse e incrementando la sostenibilità agricola. 

Il recupero del sangue animale per la produzione di fertilizzanti biologici si inserisce perfettamente negli obiettivi dell’Agenda 2030 e del Green Deal Europeo. Questa pratica non solo riduce i rifiuti della filiera agroalimentare, ma trasforma un problema in un’opportunità, creando un modello replicabile per altri sottoprodotti animali. In questa sinergia tra tradizione e innovazione, il sangue animale racconta una storia che guarda al passato per costruire un futuro sostenibile, dimostrando come anche ciò che sembra uno scarto possa diventare una risorsa preziosa.