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Gatti e Leishmaniosi: il mito dell'incolumità felina

di Ines Balestrino* e Valentina Foglia Manzillo

*Dottoranda di Ricerca in Scienze Veterinarie, area Medicina interna

 

La Leishmaniosi, una malattia parassitaria causata dal protozoo Leishmania infantum, è stata a lungo considerata un problema esclusivo dei cani, i "protagonisti" indiscussi di questa infezione. Tuttavia, il mito dell’incolumità felina è ormai crollato: anche i gatti possono essere coinvolti, e non è questione di nove vite! Negli ultimi anni, l’interesse verso la leishmaniosi felina è cresciuto, portando alla luce nuovi dati epidemiologici e clinici che meritano attenzione.

 

Epidemiologia: qual è la situazione italiana?

In Italia la Leishmaniosi è endemica in molte regioni, in particolare nelle aree costiere e nel Sud, dove le condizioni climatiche sono favorevoli al ciclo biologico dei flebotomi, i vettori del parassita. Sebbene il cane rimanga il principale ospite, studi recenti hanno confermato la presenza di Leishmania infantum anche nei gatti.

Indagini sierologiche condotte in diverse regioni italiane hanno stimato una prevalenza di infezione nei gatti pari a circa il 13%, con percentuali maggiori nelle aree ad alta incidenza di leishmaniosi canina, come il sud Italia (1). Questo suggerisce che i gatti possano agire come ospiti secondari o serbatoi accessori, contribuendo comunque alla diffusione del parassita. La varietà dei test utilizzabili aumenta da un lato la sensibilità diagnostica, ma sottolinea l’assenza di un protocollo standardizzato per la ricerca dell’infezione.

A livello internazionale, invece, secondo uno studio recente realizzato in diversi paesi del bacino del Mediterraneo (Portogallo, Spagna, Italia, Grecia, Israele e Francia), la ricerca ha messo in luce un'alta esposizione dei gatti ai flebotomi e alla leishmaniosi: è stata dimostrata una percentuale complessiva di positività anticorpale del 17% su 2067 animali. Tuttavia, solo 15 gatti sono risultati positivi ad una metodica diagnostica diretta (PCR) sulla matrice sangue (2), che è comunque da considerarsi poco sensibile se confrontata con midollo osseo, linfonodi, cute e mucose.

 

Clinica: come si manifesta e come si diagnostica?

A differenza del cane, nel gatto la malattia si manifesta con segni clinici più variabili e spesso subdoli, difficilmente differenziabili da quelli di altre patologie infettive (es. FIV, FeLV, FCoV, mycoplasmosi, micosi, neoplasie cutanee – per le quali, spesso, è ampiamente descritta in letteratura la possibilità di co-infezioni).

Quando presente, il quadro clinico può includere:

  • lesioni cutanee: alopecia, noduli, ulcere o dermatite esfoliativa, spesso localizzate su testa e arti;
  • segni sistemici: perdita di peso, letargia, anoressia, pallore delle mucose, aumento del volume dei linfonodi;
  • coinvolgimento oculare: uveite o congiuntivite;
  • alterazioni di laboratorio: anemia, aumento dei linfociti, ipergammaglobulinemia, aumento della creatinina e delle ALT, proteinuria.

La diagnosi, come già accennato, si basa su una combinazione di esami citologici, ottenuti da diversi tessuti (tra i più sensibili: lesioni cutanee, linfonodi, midollo) per la ricerca diretta del parassita, oppure molecolari (PCR) e sierologici (IFAT) per rilevare la “presenza” del parassita. Quest’ultimo test, a differenza di quanto accade per il cane, non è ad oggi disponibile presso tutti i laboratori.

Il gatto può essere infetto anche se clinicamente sano e l’infezione, come accennato, può persistere a lungo senza alcuna manifestazione clinica. Pertanto, nei gatti sintomatici (ma non solo!) la diagnosi precoce è cruciale, a maggior ragione in soggetti che vivono in aree endemiche, per impostare un trattamento adeguato.

 

 Trattamento e prevenzione: una bella sfida!

Attualmente non esiste un protocollo terapeutico specifico per la Leishmaniosi felina. I farmaci utilizzati nel cane (allopurinolo e antimoniali) comunque hanno mostrato una certa efficacia anche nei gatti, anche se non sono da sottovalutare gli effetti collaterali. La prevenzione, quindi, rimane fondamentale: l’uso di repellenti contro i flebotomi e la limitazione delle attività all’aperto nelle ore serali sono strategie chiave per ridurre il rischio di infezione.

La Leishmaniosi felina è una realtà sottovalutata che richiede maggiore attenzione da parte della comunità scientifica e veterinaria. Sfatare la falsa credenza che i gatti siano immuni (in tutti i sensi!) è essenziale per promuovere la diagnosi precoce e la prevenzione, contribuendo così a una gestione più efficace della malattia.

 

Fonti

  1. Spada E, Castelli G, Bruno F, Vitale F, La Russa F, Biondi V, Accettulli S, Migliazzo A, Rossi A, Perego R, Baggiani L, Proverbio D. FeliLeish: An Update on Feline Leishmaniosis and Factors Associated with Infection in Different Feline Populations from Italy. Pathogens. 2023 Nov 14;12(11):1351. doi: 10.3390/pathogens12111351. PMID: 38003815; PMCID: PMC10674793.
  2. Carbonara M, Iatta R, Miró G, Montoya A, Benelli G, Mendoza-Roldan JA, Papadopoulos E, Lima C, Bouhsira E, Nachum-Biala Y, Decaro N, Schunack B, Baneth G, Otranto D. Feline leishmaniosis in the Mediterranean Basin: a multicenter study. Parasit Vectors. 2024 Aug 19;17(1):346. doi: 10.1186/s13071-024-06419-x. PMID: 39160611; PMCID: PMC11331770.