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Dal microchip per animali all’uomo connesso: tra progresso tecnologico ed etica biomedica

di Raffaella Cozzuto
Dirigente Veterinario ASL Napoli 3 Sud

Diplomata Master DISCI

Nel nostro Paese la tutela degli animali e la lotta al randagismo sono principi fondamentali sanciti a partire dal 1991, anno in cui è stata emanata la Legge Quadro del 14 agosto 1991 n. 281, che enuncia il principio generale secondo il quale: “Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali d’affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente”.

L’attuazione della Legge Quadro in Regione Campania è stata resa possibile dalla Legge Regionale n°16/2001 che attraverso i propri enunciati ha assicurato anche il passaggio dall’identificazione dei cani con tatuaggio al metodo di riconoscimento con microchip.

In virtù di questo provvedimento, a livello nazionale, nascono le Anagrafi Canine Regionali informatizzate che si configurano come banche dati preposte all’iscrizione e alla registrazione di tutti i cani presenti sul territorio.

Dal 1° gennaio 2005 il microchip è l’unico sistema identificativo nazionale per gli animali di affezione. L’iscrizione del proprio cane costituisce un titolo di proprietà: questo significa che il proprietario ha sia diritti che doveri.

L’identificazione tramite microchip è una delle principali strategie per far fronte all’abbandono e al recupero degli animali smarriti. Infatti, un numero significativo di animali domestici che arrivano nei rifugi non è realmente abbandonato, ma sono animali mal detenuti e smarriti. Il fattore chiave nel recupero di un animale è la capacità di rintracciare i proprietari. Per questo è fondamentale che l’animale sia correttamente identificato tramite microchip; basti pensare che solo il 25% degli animali che arrivano nei rifugi e nelle associazioni per la protezione degli animali ne sono dotati.

Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

È un piccolo dispositivo elettronico racchiuso in una capsula di vetro, che viene impiantato sottocute. Contiene un codice univoco di 15 cifre che identifica l’animale e che può essere letto tramite un apposito dispositivo con tecnologia R.F.ID. (Radio Frequency Identification), a tale codice sono associati dati sensibili del proprietario che ne attribuiscono la proprietà e i contatti utili in caso di smarrimento dell’animale come: recapito telefonico, indirizzo di residenza ed indirizzo e-mail.

Una tecnologia semplice e indispensabile in campo veterinario! L’identificazione del proprietario è solo uno dei suoi tanti usi, infinite e complesse sono le attività mediche futuristiche (ma neanche tanto…) oggetto di studi e legate all’intelligenza artificiale in campo umano.

Grazie all’ingegneria biomedica i microchip permettono già da anni la fusione tra campo sanitario e tecnologico attraverso la raccolta in esso di tutte le informazioni mediche e tanto altro di ogni individuo: dati identificativi personali, dati anamnestici e sanitari, cure mediche, allergie, informazioni di contatto, pagamenti elettronici, apertura di porte e serrature, login su computer ecc. e c’è chi ne fa largo uso! Chi, se non Elon Musk, che ha già puntato a sviluppare nel novembre 2023 interfacce neurali impiantabili e nel giugno 2024 i primi impianti di un microchip nel cervello umano. I chip registrano l'attività elettrica del cervello e la traducono in azioni di output, come l'apertura e la chiusura di una mano robotica o il clic del mouse di un computer. Il chip di Musk è composto da 64 filamenti flessibili, grandi come un capello umano, che trasportano un totale di 1.024 elettrodi in grado di rilevare l'attività cerebrale.

 

Ma cosa ne pensano gli esperti in etica sanitaria?

Gli esperti in etica sanitaria sollevano interrogativi cruciali sulla tutela della privacy, sul consenso informato e sul rischio di discriminazioni legate all’uso di microchip impiantabili. Pur riconoscendo le potenzialità della tecnologia in ambito medico, sottolineano la necessità di regolamentazioni chiare e trasparenti. La tecnologia non può prescindere dal rispetto della dignità e dell’autonomia individuale. Il dibattito resta aperto tra progresso e responsabilità.