di Rosario Balestrieri*
L'unicorno, una creatura maestosa e leggendaria, ha affascinato l'umanità per secoli. La sua figura, un cavallo bianco con un unico corno a spirale sulla fronte, è presente in fiabe, arazzi, e opere d'arte di diverse culture. Nell’immaginario collettivo l’unicorno è creatura inafferrabile che aleggia da tempi immemori nella nostra simbologia. La sua figura eterea e maestosa ha ispirato artisti, poeti e sognatori, dando vita a un mito che si intreccia con la magia e la purezza. Il suo manto bianco come la neve brilla di luminescenza propria, quasi emanando un'aura di purezza e di innocenza. La criniera fluente, simile a una cascata di seta argentea, accarezza il vento con delicatezza. Gli occhi, di un celeste intenso e profondo, riflettono la saggezza e la serenità di un'anima antica. Un unico corno, spirale di luce abbagliante, si staglia fiero sulla fronte, simbolo di forza invincibile e di bontà infinita. La sua presenza regale emana un'energia magnetica, capace di attirare e ammaliare. L'unicorno, nella sua magnificenza eterea, rappresenta un ideale a cui aspirare, un simbolo di armonia e di perfezione che ci invita a volare alto, oltre le barriere del quotidiano, verso un mondo di sogni e di meraviglie.
Viene davvero difficile collegare l’immagine dell’unicorno all’animale da cui ha preso vita la leggenda, cioè il Narvalo (Monodon monoceros), un cetaceo artico di medie dimensioni, strettamente imparentato con il beluga. È un animale di grandi dimensioni, con una lunghezza media di 4-5 metri e un peso di 900-1.600 kg, ha un corpo robusto e snello, con una testa piccola e arrotondata e la pelle è di colore grigio-marrone con macchie bianche sul ventre. Le pinne pettorali sono corte e arrotondate e la coda è ampia e forcuta. Quello che più caratterizza questo cetaceo odontoceto è la sua lunga zanna a spirale, che in realtà è un dente canino modificato che posseggono solo i maschi e che può superare i due metri di lunghezza. È formata da avorio, lo stesso materiale delle zanne degli elefanti. La funzione precisa di questa lunga zanna non è del tutto chiara ma si pensa che possa essere usata per la difesa, la competizione per le femmine, il rilevamento sensoriale e la comunicazione.
I narvali sono animali sociali e vivono in gruppi di 10-100 individui. Sono predatori e si nutrono principalmente di pesci e calamari che possono raggiungere anche oltre i 1.500 metri di profondità. Vivono nell'Artico, principalmente intorno alla Groenlandia e al Canada. Preferiscono le acque fredde e profonde. Sono migratori e si spostano in base alle stagioni e alla disponibilità di cibo.
Le origini del mito dell’unicorno risalgono almeno al 400 a.C., quando lo storico greco Ctesia menzionò per la prima volta un animale simile a un unicorno nei suoi scritti. Nei secoli seguenti, la creatura venne descritta nelle opere di altri importanti personaggi storici, come Aristotele e Plinio il Vecchio, che nella sua Naturalis Historia, descrive un animale chiamato "monoceros", che possiede un unico corno e abita le terre settentrionali. Visto che l’animale non esiste si può assumere che Plinio si basasse su descrizioni lette su scritti precedenti di mercanti e viaggiatori.
Nel Medioevo, il mito dell'unicorno si arricchisce di nuovi dettagli. L'unicorno diventa un simbolo di purezza e innocenza, capace di purificare l'acqua e di sconfiggere creature malvagie. Il suo corno assume poteri magici, come la capacità di neutralizzare i veleni e di guarire le malattie. La leggenda dell'unicorno si diffonde in tutta Europa, grazie ai bestiari, ai poemi cavallereschi e agli arazzi. Le immagini di unicorni si ritrovano nelle cattedrali, nei castelli e nelle case nobiliari.
Grazie alla credenza diffusa degli unicorni, i nordici ne approfittarono per vendere ai nobili zanne di narvalo come se fossero corni di questo animale mitologico. Nel corso dei secoli, la credenza dei poteri curativi dei corni cresceva sempre di più e la nobiltà pagava grosse somme di denaro per polveri, bicchieri e posate realizzate con le “corna di unicorno” utilizzate poi per proteggersi dall’avvelenamento poiché si credeva che questo materiale si annerisse al contatto con sostanze pericolose.
Così molto prima del web e dei social media l’astuzia dei mercanti ed il potere del passaparola aiutò la leggenda degli unicorni a diventare ancora più grande ed i mercanti sempre più ricchi. Un animale che non esisteva trovava prove della sua esistenza nella parte di un altro animale che nessuno conosceva ed esattamente come oggi le fake news, le ‘bugie hanno le zampe lunghe’ nei territori, nei temi e negli argomenti dominati dall’ignoranza di chi ascolta.
Nel Medioevo, un pezzo di corno di unicorno poteva costare l'equivalente di un anno di stipendio di un lavoratore comune. Questo commercio ebbe una forte battuta d’arresto nel XIX secolo, con la scoperta del narvalo come origine del dente di unicorno, che portò una diminuzione del suo valore mistico e quindi commerciale.
Questa storia ci insegna che le fake news non sono figlie del mezzo in cui vengono lette, ma dell’opportunità di trarre vantaggio dalla diffusione di informazioni false. In questo mondo iper-connesso siamo come barche in un mare di notizie, ma per difenderci da quelle false non possiamo rinunciare a navigare. È necessario, invece, imparare a distinguere gli unicorni dai narvali, obiettivo che si può raggiungere solo con un investimento in formazione, informazione e cultura da parte della società.
*Ornitologo e divulgatore, Dipartimento Ecologia Marina Integrata, Stazione Zoologica Anton Dohrn Napoli