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Medici Veterinari: un ponte tra scienza e coscienza

diGiovanni Valerio Salanti*

Ad oggi in Italia si contano circa 32 milioni di animali domestici che collocano il Belpaese al secondo posto tra i paesi UE per presenza di animali domestici nelle case (dati CENSIS 2022). Entrando in più di una casa italiana su due, si corre il rischio di essere costretti a lanciare ripetutamente una pallina ad un cucciolo di cane, di starnutire per il pelo di un gatto, di ascoltare il dolce canto di un volatile, o di ammirare specie acquatiche sguazzare sinuose in grandi acquari al centro di ampi saloni.

Quella del rapporto tra uomo e animali è una storia antichissima, la cui origine risale quasi alla notte dei tempi, e le cui motivazioni assumono sfumature di carattere ontologico. Per l’uomo preistorico gli animali avevano pura funzione di soddisfazione del primo gradino della scala dei bisogni fisiologici e di sopravvivenza, rappresentando una fonte alimentare ad alto valore nutrizionale ed energetico e di pellicce utili per coprirsi e proteggersi dal freddo. L’instaurarsi successivamente nel Mesolitico di un clima molto rigido costrinse le diverse specie animali, uomo compreso, a radunarsi nei pochi spazi ancora vivibili. Nacque la necessità di interazione tra specie diverse come processo spontaneo anche per affrontare l’avversità di talune condizioni ambientali; il supporto quindi di un altro animale sociale per natura e con sensi maggiormente sviluppati rappresentava per l’uomo un innegabile vantaggio nella lotta per la sopravvivenza.

Procedendo nella storia, è nell’età Classica che, accanto ad un notevole crescita culturale, civile, filosofica ed artistica inizia a cambiare il modo in cui venivano considerati gli animali che, non più visti solo ed esclusivamente come fonte trofica o assistenziale, iniziano a ricoprirsi di veli di spiritualità o a dotarsi di virtù soprannaturali. In tante culture gli animali iniziano ad impersonare le fattezze di vere e proprie divinità, in epoca romana vengono rivestiti di una sacralità tale da essere utilizzati per riti propiziatori, oracoli in grado di designare la buona o cattiva sorte anche dei grandi personaggi della storia. La peculiarità di questo fenomeno in epoca romana è che, oltre a coloro che detenevano animali per fini allevatoriali o bellici, le altre figure legittimate ad agire con gli animali erano quelle dei sacerdoti. Nonostante i romani non fossero dei grandi studiosi della medicina umana e veterinaria, riconoscevano negli animali una dimensione onirica e spirituale al punto da configurare i sacerdoti del tempo come uniche figure in grado di cogliere e interpretare, dagli animali appunto, la volontà divina.

Man mano che l’evoluzione culturale conferiva alla specie umana successi sempre maggiori, questa sopravvalutazione degli animali ha subito un progressivo ridimensionamento, fino a giungere ad un totale ribaltamento e all’erronea convinzione di Aristotele, secondo la quale l’uomo, nella scala della natura, deve essere collocato nella posizione più elevata, addirittura al di sopra degli altri Mammiferi. Solo con Darwin, poco meno di due secoli fa viene postulata una parentela fra l’uomo e gli altri animali gettando le basi per inquadrare la specie umana e animale in un contesto filogenetico.

Dalle teorie di Darwin alla così numerosa presenza di animali nelle case degli italiani, il percorso è stato segnato dallo sviluppo dell’economia e del benessere della popolazione umana, dall’aumentare della sensibilità nei confronti degli animali tutti e della coscienza civile, ma anche e soprattutto, dal notevole sviluppo che la medicina e le scienze veterinarie hanno saputo portare avanti. La Medicina Veterinaria è una scienza, al contrario della controparte umana, molto giovane e per certi versi acerba, che grazie all’ausilio della digitalizzazione e dell’informatizzazione vive oggi un periodo di importante fioritura. All’attività clinica, i medici veterinari affiancano capacità di ricerca scientifica, il cui contributo è in grado di apportare beneficio alle dinamiche di One-Health nell’interazione tra uomo-animale-ambiente. La realtà scientifica e professionale però non restituisce sempre il frutto di questa grande storia su tutti agli animali che oggi, pur vedendo sempre più consolidato il loro valore bioetico, sociale e culturale, godono o vengono ritenuti meritevoli di maggiori diritti che non sempre originano dalle necessità, dai bisogni, dalle caratteristiche etologiche e dalle motivazioni tipiche della specie, della razza e del soggetto singolo.

Spesso i diritti animali sono la risultante di manchevolezze, vuoti dell’animo umano che, traslati e soddisfatti dal proprio pet, gratificano un bisogno umano che non sempre è corrispondente nell’animale. Esito di questo meccanismo è l’estrinsecarsi di atteggiamenti patologici che talvolta rendono necessari l’allontanamento degli stessi dalle case, incrementando fenomeni come il randagismo e l’abbandono nei canili. In quest’ottica, il medico veterinario, oggi, deve coprirsi di una nuova e importante veste, ponendosi come mediatore tra la conoscenza scientifica sempre maggiore, e la coscienza civile delle persone, sempre più grande. Deve dimostrare capacità di adottare misure, approcci e protocolli validati dalla comunità scientifica, calarsi appieno nelle dinamiche di salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi, in cui la medicina veterinaria ha spesso erroneamente un ruolo antagonistico. A questo apporto scientifico, il medico veterinario deve essere in grado di affiancare una sensibilità tale da poter instaurare un rapporto con i proprietari di Pet che non si estrinsechi solo al momento della necessità interventistica o terapeutica, ma che si legittimi nel continuo scambio di informazioni utili a garantire agli animali e ai proprietari stessi una condizione di vivibilità e benessere reciproci Solo così si favorisce l’equilibrio tra le tre componenti della One-Health, in comunione con la scienza, in accordo con la coscienza.

 

*Diplomato Master I livello in ‘Divulgazione Scientifica e Comunicazione nella Salute Pubblica’