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L'orso polare, un'iconica creatura sempre più minacciata dall'uomo!

di Giovanni Di Guardo
Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo

Alla principale minaccia rappresentata dal riscaldamento globale, i cui effetti appaiono oltremodo amplificati ai poli terrestri, risulterebbero particolarmente esposti gli orsi polari (Ursus maritimus), vista e considerata la crescente difficoltà sperimentata dagli stessi nel procacciarsi le prede di cui si cibano, in ragione del progressivo scioglimento dei ghiacciai. A tal proposito, un recente lavoro descrive una serie di  rilevanti adattamenti ecologici, comportamentali e dietetico-nutrizionali posti in essere dalla specie in esame, al precipuo fine di sopperire  alla crescente difficoltà di cacciare gli animali acquatici tradizionalmente costituenti la sua principale fonte alimentare (1).

Alla ricerca di substrati nutritivi alternativi rispetto a questi ultimi, sempre più spesso condotta in condizioni precarie e in ambito terrestre dagli orsi polari, corrisponderebbe un progressivo scadimento delle condizioni generali e dello status nutrizionale della specie. Ciò fa il paio,  inevitabilmente, con uno stress perdurante, sulle cui deleterie ricadute sanitarie è doveroso richiamare l’attenzione della Comunità  Scientifica attraverso un Commentary recentemente apparso sul prestigioso Nature Microbiology Community Forum (2). Come risulta ben noto, infatti, a una condizione di stress cronico si associa un’accresciuta produzione di cortisolo, con conseguente soppressione della  risposta immunitaria dell’ospite (3).

E, se da un lato appare oltremodo plausibile che le sempre più malnutrite popolazioni di orsi polari stiano sperimentando una condizione di stress cronico persistente, andrebbe parimenti sottolineato che il contestuale incremento della cortisolemia potrebbe accrescerne, dall’altro lato, la suscettibilità nei confronti di un’ampia gamma di agenti patogeni, con tutte le nefaste conseguenze che ciò comporterebbe sul loro già precario stato di salute e di conservazione. Degno di particolare menzione risulta, in un siffatto contesto, Toxoplasma gondii, un agente protozoario dotato di comprovata capacità zoonosica e in grado d’infettare numerose specie di mammiferi acquatici, ivi compresi gli orsi polari.

Al riguardo, elevati tassi di sieroprevalenza verso T. gondii erano già stati evidenziati in uno studio condotto sulla popolazione di orsi polari  residente alle Isole Svalbard (Norvegia), ove gli esemplari di sesso maschile mostravano livelli di anticorpi sierici ben più elevati che in quelli di sesso femminile e doppi, all’incirca, rispetto a quelli  rinvenuti in una precedente indagine svolta nella medesima regione  geografica.

In aggiunta a quanto sopra, la posizione di “predatori di vertice” notoriamente occupata dagli orsi polari all’interno delle catene trofiche in ambito marino li renderebbe capaci di bioaccumulare e di biomagnificare, a livello dei propri distretti corporei, un gran numero di contaminanti ambientali persistenti ad azione immunotossica, come ad esempio il metilmercurio (metil-Hg). Ne deriva pertanto che  l’immunosoppressione associata alla risposta da stress cronico conseguente al perdurante stato di malnutrizione, congiuntamente  all’elevato carico di xenobiotici immunotossici progressivamente accumulati e biomagnificati in ambito tissutale, non potrà che rendere gli orsi polari maggiormente suscettibili nei confronti di un crescente numero di agenti microbici, con tutti i catastrofici effetti che ciò produrrà sul già precario stato di salute e di conservazione della specie in questione.

Concludo queste mie riflessioni e considerazioni ponendo in particolare risalto l’esigenza che la complessa ed articolata gestione sanitaria  della sempre più minacciata popolazione globale di orsi polari necessiti di un approccio integrato e multidisciplinare, convintamente ispirato  al principio/concetto della “One Health”, la salute unica di uomo, animali ed ambiente. È in serio pericolo, infatti, un quantomai nobile e iconico rappresentante del Regno Animale, un ennesimo colpo sferrato alla sempre più ardua ed impegnativa salvaguardia e tutela della biodiversità!

Fonti
1) Pagano, A.M., Rode, K.D., Lunn, N.J., et al. Polar bear energetic and behavioral strategies on land with implications for surviving the icefree period. Nat Commun 15, 947 (2024).

2) Di Guardo, G. Enhanced infection susceptibility as a consequence of chronic starvation in polar bears. Nature Community Microbiology Forum, February 21, 2024.

3) O’Leary A. Stress, emotion, and human immune function. Psychol. Bull. 108, 363-382 (1990). doi: 10.1037/0033-2909.108.3.363.