Giacomo Biagi e Monica I. Cutrignelli
Questa sezione di ‘Un Mondo di Bufale’ affronterà in cinque puntate alcuni tra i ‘miti nutrizionali’ più diffusi rispetto all’alimentazione di cani e gatti. Sono teorie prive di base scientifica, che si diffondono tra i proprietari attraverso passaparola, siti e blog frequentabili sul web, social.
Gli argomenti trattati sono pubblicati nell’Appendice del libro ‘Nutrizione e Alimentazione del Cane e del Gatto’ di Giacomo Biagi (UNIBO), Biagina Chiofalo (UNIME), Monica Isabella Cutrignelli (UNINA), Anna De Angelis (UNICT), Eleonora Fusi (UNIMI), Giorgia Meineri (UNITO), Liviana Prola (UNITO), Rebecca Ricci (UNIPD), Misa Sandri (UNIUD) – Ed. Edagricole (2021). https://documentcloud.adobe.com/link/track?uri=urn:aaid:scds:US:95dbbfe8-dde3-4144-a34e-fa51aa9a821d
Terza puntata. Alimenti specifici.
Ecco un ‘mito nutrizionale’ di cui si sente molto spesso parlare. Teniamo a sottolineare come non esista alcuna prova scientifica del fatto che la presenza di aglio o lievito di birra nella dieta di un cane riduca significativamente il rischio che l’animale venga infestato da parassiti come pulci, zecche e vermi intestinali. L’unica certezza, nel caso dell’aglio, è che questo ingrediente, così come altri alimenti appartenenti al genere Allium, può causare gravi intossicazioni in cani e gatti (Salgado et al., 2011), mentre non ci sono evidenze di efficacia come antiparassitario. Per quanto riguarda il lievito di birra, le supposte proprietà repellenti originano probabilmente dal fatto che si tratta di un alimento ricco di tiamina, ovvero la vitamina B1, a sua volta considerata da alcuni come un potenziale repellente nell’uomo e negli animali. Tuttavia, alcuni studi hanno evidenziato che né la tiamina (Halliwell, 1982) né il lievito di birra (Baker e Farver, 1983) hanno alcun effetto come repellenti contro le pulci nel cane.
Cani e gatti non dovrebbero mangiare cereali
Oggi qualsiasi proprietario di cane o gatto ha sentito parlare almeno una volta di mangimi grain-free, ovvero mangimi che vengono formulati senza l’impiego di cereali. Spesso il messaggio associato alla promozione di questi mangimi è quello secondo il quale cani e gatti sono animali carnivori che in natura mai consumerebbero cereali. Di per sé, l’affermazione è vera se riferita a carnivori selvatici che non hanno grosse possibilità di approvvigionarsi in natura con questi alimenti. Tuttavia, il cane e il gatto non hanno difficoltà a digerire l’amido cotto, il principale nutriente presente nei cereali. L’amido viene metabolizzato a glucosio ed è quindi una fonte energetica di ottima qualità anche per i carnivori stretti come il gatto. Inoltre, per ottenere una buona crocchetta una certa quantità di amido è comunque necessaria. E, infatti, chi rinuncia ai cereali, nella formulazione dei mangimi grain-free, utilizza patate o legumi come fonti di amido, non esattamente ingredienti da carnivori stretti. Quindi, un mangime grain-free è un mangime senza cereali, ma è pur sempre un mangime contenente amido.
Non esiste alcuna evidenza scientifica del fatto che la somministrazione di carne cruda può avere un qualsiasi effetto sul comportamento del cane, ivi compresa l’aggressività. Ovviamente, è possibile che, al momento del pasto, un cane sviluppi un comportamento aggressivo nei confronti di altri animali o, più raramente, di persone, soprattutto se riceve un alimento particolarmente appetibile, come appunto la carne cruda o, magari, un osso. Anche in questo caso non si tratterebbe comunque di un effetto della carne cruda sul metabolismo del cane ma, più semplicemente, di un comportamento indotto nel cane dalla presenza di un pasto particolarmente gradito di cui teme di doversi privare.
La carne di maiale non dovrebbe essere usata nella dieta di cani e gatti
Non di rado, i proprietari di cane si meravigliano nel sentire che è possibile usare la carne di maiale come fonte proteica nell’alimentazione del loro animale. Allo stesso tempo, però, quasi nessuno è in grado di dire perché mai la carne suina non dovrebbe essere impiegata. E, in effetti, di ragioni scientificamente valide non ve ne sono, sempre che non si voglia somministrare la carne cruda. In questo caso, infatti, la carne suina, e ancor di più quella di cinghiale, potrebbe essere pericolosa per la potenziale presenza in essa del virus responsabile della malattia di Aujeszky (o pseudorabbia), patologiache nei cani e gatti è spesso ad esito inevitabilmente letale. Un’adeguata cottura però elimina il virus, esattamente come la maggior parte dei batteri e parassiti, rendendo la carne suina una fonte proteica assolutamente sicura e di elevato valore nutrizionale per cani e gatti.
Fonti
Baker N.F., Farver T.B. (1983) – Failure of brewer’s yeast as a repellent to fleas on dogs. Journal of the American Veterinary Medical Association 183, 212-214.
Halliwell R.E. (1982) – Ineffectiveness of thiamine (vitamin b1) as a flea-repellent in dogs. Journal of the American Animal Hospital Association 18, 423-426.
Salgado B.S., Monteiro L.N., Rocha N.S. (2011) – Allium species poisoning in dogs and cats. Journal of Venomous Animals and Toxins Including Tropical Diseases 17, 4-11.