di Alice Calafiore e Vincenzo Romano*
Sono certa che a questa domanda, avete risposto senza esitazione, sì. E se invece vi chiedessi il gruppo sanguigno dei tuoi figli? La risposta sarebbe ancora sì. Perché è normale saperlo e nessuno potrebbe credere che siate arrivati all’età adulta senza conoscerlo. Perché è un’informazione salvavita per noi stessi e per gli altri, perché è prassi che venga comunicato alla nascita.
Eppure, se vi ponessi la stessa domanda riferita a qualcun altro? A qualcuno che in questo momento è accovacciato ai vostri piedi? Il vostro amato e fedele cane, avreste la stessa sicurezza? Sapreste indicarmi il suo gruppo sanguigno? La risposta sarebbe: no, non lo conosciamo, e in fondo, a cosa serve saperlo? Ci serve per le stesse ragioni per cui serve a noi, ma con la terribile differenza che quando ci servirà, e soprattutto quando servirà chiederlo ad altri, ci imbatteremo in un percorso in salita e a volte, purtroppo, senza uscita.
Ho riflettuto per la prima volta su questo argomento oggi, dopo più di dieci anni vissuti in famiglie con cani. Eppure, non mi ero mai posta il problema. E ci ho riflettuto, perché un giorno tranquillo si è trasformato in un incubo, nel giro di pochi secondi, quando ho capito che il mio bel cane corso di nove anni, aveva qualcosa che proprio non andava. Si trattava di un’emorragia addominale, e, al di là delle cause e delle azioni che hanno fatto sì che improvvisamente succedesse tutto questo, il punto è che in uno schiocco di dita lottava tra la vita e la morte. Ed è così, che quando il veterinario mi disse, nell’ordine e con delicatezza: “Probabilmente il cane non supererà la notte, dobbiamo prepararci ad una trasfusione, non abbiamo cani donatori” mi sentii come ricevere un fortissimo pugno in faccia e l’unica domanda che aveva senso pormi era: “Cosa posso fare?”
Iniziai a telefonare a cliniche e studi veterinari di tutta la città, scoprendo che nessuno aveva sacche di sangue disponibili. Quindi le strada era solo una: cercare autonomamente un cane donatore. Per prima cosa avviai un tam-tam sui social davvero imponente, ma fu evidente subito il primo grande enorme scoglio. Io chiedevo un cane donatore con gruppo sanguigno DEA 1.1 negativo, e lo chiedevo ad una vastissima platea. La vastissima platea per prima cosa rispondeva di non conoscere il gruppo sanguigno del proprio cane. Come se lo avessero chiesto a me in fondo, fino a ieri.
Non conoscevo il gruppo sanguigno del mio cane! Eppure, nella vita era stato già sottoposto a ben due interventi chirurgici! Com’era possibile!
Chiedere uno sforzo, ad un estraneo, facendo leva sul fatto che la salvezza del tuo cane, dipende dal suo perché ha lo stesso gruppo sanguigno, è una cosa. Chiedere uno sforzo, ad un estraneo, nella speranza che il caso o la fortuna siano dalla nostra parte e in laboratorio venga fuori lo stesso gruppo sanguigno, è ben altra cosa. È chiaro infatti che se avessi intercettato qualche cane, dello stesso gruppo, probabilmente mi sarei permessa anche di insistere con il proprietario, spinta dalla disperazione dell’impotenza. Mi fu subito chiaro che obbligare qualcuno a recarsi in ambulatorio solo per “tentare” era una mossa perdente.
Senza parlare delle spese. Ogni esame per l’individuazione del gruppo sanguigno ovviamente costa, e non lo fanno tutti i laboratori. Ecco che le variabili necessarie a ricevere una donazione di sangue aumentavano vertiginosamente e all’improvviso ho visto allontanare sempre di più la sopravvivenza della mia amata.
Quello che ho raccontato fin qui è il mio punto di vista. Ma cosa ne pensano i Medici Veterinari? Cosa si può fare per sensibilizzare i proprietari di pet a eseguire preventivamente queste analisi?
Ecco il parere tecnico del Medico Veterinario Dott. Vincenzo Romano:
“[…] Durante la Seconda guerra mondiale se ne parlò molto quando la Croce Rossa, dovendo compiere trasfusioni, separò il sangue dei negri da quello dei bianchi. In altre parole, una situazione deprecabile e pericolosa e quanto prima si saprà cos'è realmente il sangue, tanto meglio sarà.” (Ashley Montagu, La razza. Analisi di un mito. 1966). Parafrasando tale citazione e leggendola in chiave veterinaria, così come si pensava ci fosse differenza tra il sangue di individui appartenenti ad etnie diverse, fino a poco fa la vecchia società scientifica veterinaria supponeva che, nel cane, la prima trasfusione sanguigna potesse essere considerata a basso rischio (anche tra gruppi sanguigni diversi) dato che l’incidenza di anticorpi preformati contro gli antigeni eritrocitari canini è scarsa o assente. Ai nostri giorni tale mito è stato ampiamente sfatato da vari studi che correlano un’errata trasfusione al rischio di gravi complicanze come l’emolisi acuta post trasfusionale. I gruppi sanguigni canini sono in numero maggiore rispetto a quelli umani, si classificano in base ad un sistema numerico in riferimento al tipo di antigeni disposti sulla superficie dei globuli rossi. I principali antigeni eritrocitari canini (Dog Erythrocyte Antigen, DEA) conosciuti sono convenzionalmente classificati da 1 a 7. I cani DEA 1.1 negativi sono considerati donatori universali, però la loro frequenza è inferiore (circa il 40%) rispetto ai DEA 1.1 positivi. L’antigene DEA 1.1 è considerato l’antigene eritrocitario più immunogeno, ma in linea di massima, tutti gli altri antigeni sono in grado di stimolare la formazione di isoanticorpi.
Considerando che il DEA 1.1 è il fattore litico primario in ambito di medicina trasfusionale canina, sappiamo di dover porre massima attenzione alla corrispondenza del gruppo sanguigno anche in una prima trasfusione.
Tra l’altro, ad oggi, se le trasfusioni si devono ripetere nel tempo, oltre alla determinazione del gruppo sanguigno, si considera anche la prova di compatibilità (cross-match) con il donatore, così come da procedure illustrate dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie.
Per questo, vista la complessità dell’argomento, e considerando che attualmente in commercio sono disponibili kit rapidi che consentono di determinare solamente il gruppo DEA 1.1, utilizzando metodi basati su emoagglutinazione e immunocromatografia, in assenza di ulteriori soluzioni, valutare di affidarsi ad una compagnia assicurativa che copra eventuali grandi spese conseguenti a queste ed altre situazioni emergenziali, potrebbe essere una soluzione fondamentale per le finanze di chi ha a cuore la vita dei proprio amici a quattro zampe.”
In questo caso, la realtà corrisponde a quanto ci dice la scienza, è necessario trovare delle soluzioni perché il problema, inevitabilmente esiste.
Questa che vi abbiamo raccontato è la storia di Alma, che per caso o per fortuna, ma direi anche per bravura dei Medici Veterinari, alla fine non ha più avuto necessità della trasfusione e oggi è ancora qui con me. Ora conosco il suo gruppo sanguigno e spero che nessun altro debba scoprirlo in emergenza, come è capitato a me. In futuro lavoreremo per diffondere questo importante messaggio e per promuovere l’importanza della donazione di sangue, tra pet come tra gli esseri umani. Ma questo, magari, lo racconterò in un altro articolo…
Allievi Master I livello in ‘Divulgazione Scientifica e Comunicazione nella Salute Pubblica’ UNINA