di Valeria Sarnelli* e Filomena Fiorito
La globalizzazione, l’aumento demografico e l’incremento esponenziale degli spostamenti (viaggi, commercio) favoriscono la diffusione di malattie infettive tra aree geografiche anche molto distanti, ma spesso sono le condizioni climatiche a determinarne la persistenza sul territorio. Il clima influenza la diffusione di malattie trasmesse da vettori, in quanto può favorire la distribuzione spaziale della malattia in aree geografiche dove vi sono condizioni climatiche idonee alla sopravvivenza del vettore stesso. Tra le malattie a trasmissione vettoriale, la Blue Tongue (BT) è un esempio emblematico, in quanto negli ultimi anni ha subito una rapida diffusione a causa dell’aumento della temperatura terrestre e dell’alterazione delle precipitazioni.
La BT è una malattia infettiva che colpisce ruminanti domestici e selvatici quali pecore, bovini, capre, bufali, antilopi, cervidi, camelidi e daini. L’agente eziologico è un Orbivirus (famiglia Reoviridae), dotato di un genoma a RNA a doppio filamento. Attualmente sono noti 27 sierotipi virali ma, trattandosi di un virus a genoma segmentato, è frequente riscontrare sul territorio nuovi sierotipi. La trasmissione può avvenire mediante seme infetto, per via transplacentare o per via orale, ma principalmente avviene mediante la puntura di un insetto vettore del genere Culicoides.
Vi sono circa 1400 specie di Culicoides, ma non tutte sono virus-competenti. La specie maggiormente presente in Italia è Culicoides imicola . Si tratta di moscerini di 1-3 mm, contraddistinti dalla presenza di macchiettature sulle ali. La femmina, unica ad avere importanza epidemiologica in quanto ematofaga, nutrendosi del sangue di un animale in fase viremica, si infetta e rimane portatrice a vita. Dopo aver compiuto il pasto di sangue, il vettore depone le uova in zone umide e ricche in sostanza organica. Generalmente fango e letame solo il luogo prediletto da C. imicola, mentre tronchi di alberi imbevuti di acqua piovana lo sono per la specie C. obsoletus. In un ciclo che si compie in una settimana nel periodo estivo, o in diverse settimane se le temperature scendono sotto i 12°C, il vettore in genere depone 100-200 uova da cui schiudono 4 stadi larvali che evolvono poi in pupa ed infine in adulto. L’adulto vive all’incirca 15-20 giorni fino a 60-90 giorni quando le temperature sono comprese tra i 20-30°C e circa 10 giorni con temperature al di sotto di 12°C.
La specie ovina risulta essere maggiormente sensibile alla BT. La malattia può presentarsi in forma acuta, subacuta, lieve o cronica a seconda della specie, della razza e della virulenza del ceppo riscontrato. Nelle pecore, dopo un periodo di incubazione di 4-14 giorni, si manifestano nell’ordine: cercine coronario iperemico con zoppia, lingua cianotica, edema a livello della regione della testa e del collo e scolo nasale mucopurulento. I bovini, animali sentinella della BT, sono definiti reservoir, in quanto raramente manifestano sintomi clinici gravi, ma hanno una fase viremica di circa 60 giorni, e ciò implica l’escrezione del virus a lungo termine.
Attualmente, a causa dell’aumento della temperatura terrestre e dei venti, il vettore è stato riportato in tutti i continenti, eccetto l’Antartide, probabilmente per il clima sfavorevole. I primi casi di BT sono stati descritti intorno al 1700 in Sud Africa, ma i primi focolai in Italia sono stati riscontrati nell’agosto del 2000. A livello nazionale, la Sardegna è la regione maggiormente colpita, a causa del clima particolarmente favorevole alla circolazione del vettore e per l’alta densità di allevamenti ovicaprini. La regione ha visto crescere il numero di focolai da 120, notificati al 29/08/2024, fino a 2969 focolai totali al 18/10/2024. Il sierotipo 3 è responsabile del 55,8% dei focolai notificati. Non è esclusa la circolazione di un ceppo molto virulento, importato recentemente in Italia dalla Svizzera mediante la movimentazione di capi infetti.
Attualmente la siero-prevalenza in Italia è in linea con i paesi tropicali e sub-tropicali in cui la BT è endemica. Fino a qualche anno fa, la malattia era limitata ad un’area compresa tra il 35° parallelo sud e 40° nord, ma a causa dei cambiamenti climatici, non è più prevedibile la diffusione del vettore e dei sierotipi virali. Infatti, l’aumento della temperatura terrestre, finora pari a circa +1,64°C rispetto all’era preindustriale, favorisce la longevità, il tasso di riproduzione e la distribuzione del vettore, rendendo difficile l’eradicazione della malattia.
La lotta alla BT si basa su un’intensa attività di sorveglianza e su misure di profilassi dirette ed indirette. Per quanto concerne la profilassi diretta, in azienda è fondamentale canalizzare le acque di scarico, controllare che non vi siano perdite di acqua dagli abbeveratoi, smaltire correttamente le deiezioni zootecniche ma soprattutto rimuovere il fango, in quanto luogo prediletto dal vettore per la deposizione delle uova. Altra misura restrittiva consiste nel ricoverare gli animali in ambienti chiusi dall’imbrunire fino all’alba, ovvero nel periodo di maggiore attività del vettore. Questa misura risulta efficace se la specie vettore maggiormente presente è C. imicola, ma non è altrettanto efficace per il gruppo Obsoletus, in quanto in questo caso il vettore tende a riprodursi anche in luoghi chiusi. Altro espediente è l’utilizzo di insetticidi naturali a base di olio di Neem o prodotti con la tecnica dell’ iRNA. Tale tecnica consiste nell’utilizzare sequenze geniche che inibiscono la trascrizione dell’RNA responsabile della produzione di proteine bersaglio come la chitina sintasi, responsabile della formazione della cuticola durante gli stadi larvali e durante la pupazione. Altra tecnica in via di sperimentazione è la sterilizzazione dei maschi tramite raggi gamma, in modo da interrompere la carriera riproduttiva dei vettori.
Le misure di profilassi indiretta prevedono la vaccinazione dei capi, ma la molteplicità di sierotipi rende difficile la profilassi vaccinale in quanto questa è fortemente siero-specifica e implica la conoscenza dettagliata dei sierotipi circolanti sul territorio. Oltre ai programmi di vaccinazione, è fondamentale prevedere dei programmi di sorveglianza, attraverso il monitoraggio sierologico degli animali sentinella (bovini) e l’esame di insetti vettore catturati. Purtroppo, nessuna delle tecniche sopracitate è sufficiente da sola ad arginare l’emergenza BT, pertanto, risulta fondamentale predisporre dei piani di lotta integrata. I cambiamenti climatici in atto necessitano di sforzi collettivi per mitigarli e ripristinare l’equilibrio su cui si basa la possibilità di vita sulla terra per tutti gli esseri umani.
Link utili:
https://www.izs.it/BENV_NEW/datiemappe.html (accessed on 18/10/2024)
Bluetongue - WOAH - World Organisation for Animal Health
*laureata in TPA e studentessa di Medicina Veterinaria