di Luisa Roselli*
Comunicazione e tutela dell’ambiente sono tra i temi oggi più dibattuti e che riscuotono un alto grado di interesse. La salubrità dell'aria, dell'acqua e del suolo sono spesso oggetto di fake news o disinformazione. Ne deriva che la salvaguardia dell'ambiente è garantita non solo dall’emanazione di norme, ma anche dall’impegno e dal lavoro svolto dal medico veterinario.
Aria contaminata
Le “bufale” che girano sui social relativamente all’acqua contaminata sono:la concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera è aumentata di oltre il 30% negli ultimi 150 anni; la CO2 è un pericoloso inquinante prodotto dai combustibili fossili (petrolio e gas) che provoca il riscaldamento globale;in Italia muoiono ogni anno all’incirca ottantamila persone a causa dell’inquinamento.
La verità è che sicuramente la concentrazione di CO2 è aumentata, ma non c’è prova scientifica che sia l’unica causa del riscaldamento globale, né che derivi esclusivamente dai combustibili fossili. Infatti, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera aumenta anche a causa della deforestazione, degli incendi naturali e della ridotta cattura di questo gas da parte degli oceani per cause ancora non completamente note. È vero che muoiono per l’inquinamento ottantamila persone all’anno, ma è anche vero che spesso ciò accade per patologie ad esso correlate. L’inquinamento non è il solo fattore determinante, del resto sulla terra tutto ciò che brucia produce CO2.
L’acqua di rete non è potabile?
Oltre a un problema di disponibilità idrica è importante affrontare il discorso sulla qualità e salubrità dell’acqua. Spesso la percezione del consumatore non è corretta ed esiste una certa disinformazione in merito ai rigorosi controlli a cui è sottoposta l’acqua che beviamo.
L’acqua di rete è controllata dalle ASL che effettuano dei campionamenti periodici, le analisi sono effettuate da laboratori nazionali pubblici. Se i controlli dovessero evidenziare la presenza di sostanze nocive, il sindaco ne vieterebbe il consumo. Nell'ambito dell'organizzazione regionale, l'autorità sanitaria competente predispone un piano annuale della frequenza dei controlli analitici. Nel piano sono evidenziati i punti di prelievo (che possono essere alla sorgente, ai centri idrici, lungo le condotte, presso le fontanelle pubbliche o anche alle singole utenze), la frequenza dei prelievi di campioni di acqua e i parametri da controllare.
Il sistema di controllo è stato di recente rafforzato attraverso l'introduzione del DM del 14 giugno 2017 che ha stabilito i ‘Piani di sicurezza dell’acqua’ che definiscono misure di prevenzione, sorveglianza e monitoraggio specifiche per ogni “filiera idro-potabile”. In questo modo si tiene sotto controllo ogni potenziale fattore di rischio che potrebbe pregiudicare la sicurezza dell'acqua, a partire dall'ambiente in cui viene prelevata fino al rubinetto del consumatore, includendo nell'analisi dei rischi anche i trattamenti e la distribuzione. Questo approccio permette di fronteggiare possibili “nuovi” rischi, ad esempio sostanze chimiche che possono contaminare le acque superficiali o le falde in seguito a smaltimenti illeciti o l'eventualità che elementi minerali di origine naturale siano presenti nelle acque a concentrazioni indesiderate.
Il suolo in molte aree è contaminato?
Molto spesso quando si parla di suolo contaminato nella realtà del sud Italia tuttora si pensa erroneamente alla “Terra dei Fuochi” a discapito delle produzioni di alta qualità tipiche di quell’area. L’agroalimentare campano ha perso trecento milioni di euro a causa della pubblicità negativa generata dall’emergenza “Terra dei fuochi”. Nel quadriennio 2009-2013 dei 23.104 controlli effettuati dagli enti preposti, solo lo 0,7% non era a norma di legge. Dei 161 campioni non a norma, l’80% lo era perché al posto del latte bufalino c’era quello bovino, una truffa fortunatamente non dannosa per la salute; solo lo 0,17% poteva presentare tali problemi. I rischi per il cittadino sono ridotti grazie ad una serie di controlli effettuati da enti pubblici (ASL, ARPAC, IZS).
In Italia è stato istituito il Sistema Nazionale Prevenzione Salute dai rischi ambientali e climatici (SNPS) formato da Regioni e province autonome, IIZZSS, ISS, Ministero della Salute. Il Sistema ha come compito la promozione della salute, la prevenzione, il controllo e la cura delle malattie acute e croniche, trasmissibili e non trasmissibili, associate direttamente e indirettamente a rischi ambientali e climatici. Il DM Salute del 9 giugno 2022 ha definito ed individuato i compiti dei soggetti che fanno parte del SNPS. Considerato il Piano nazionale prevenzione 2020-2025, che è in linea con gli ordinamenti europei ed internazionali, e tenendo conto degli orientamenti produttivi finalizzati alla riduzione dell’impatto ambientale, nonché dei nuovi LEA (Livelli Essenziali Assistenza), propone una strategia finalizzata a realizzare sinergie tra i servizi sanitari preposti alla salute umana e a quella animale, e quelli preposti alla tutela ambientale, per potenziare l’approccio One Health, con l’obiettivo di ridurre le malattie e le morti correlate all’impatto ambientale e di applicare pratiche produttive per tutelare la salute e il benessere delle persone e degli animali.
Le Regioni e le province autonome, gli IIZZSS, l’ISS, il Ministero della Salute sviluppano e consolidano: le funzioni di osservazione epidemiologica, finalizzate a garantire la promozione delle conoscenze sulla relazione ambiente-salute-clima, la sorveglianza epidemiologica della popolazione con riferimenti sociali, ambientali e climatici; la valutazione di possibili effetti sulla salute di esposizione a fattori di rischio ambientale; il monitoraggio e la valutazione di efficacia delle politiche di prevenzione primaria.
Tutti i controlli e i monitoraggi effettuati, nonché le interazioni/sinergie tra i servizi sanitari e ambientali, spesso non vengono portati all’attenzione della popolazione attraverso una corretta campagna di comunicazione tale da poter rassicurare il consumatore.
Comunichiamo bene?
Spesso la comunicazione del rischio tra esperti e pubblico fallisce. La valutazione del rischio da parte delle persone è intuitiva non decisa in base ai dati, ma alla percezione. È necessario considerare anche il rischio scientificamente calcolato, e declinato secondo altri fattori, quali probabilità, statistica, emozioni, controllo, generazioni future.
Ma le fake news su tematiche ambientali possono compromettere la preziosa transizione verso un’economia veramente eco-sostenibile.
Se da una parte si chiede responsabilità ai colossi della New Economy (Facebook e Google si sono più volte impegnati in tal senso) e ai professionisti dell’informazione e della comunicazione, anche i fruitori dei social possono fare la loro parte, verificando l’attendibilità delle notizie e non favorendo la diffusione di quelle false e non corrette.
La situazione può essere cambiata da ognuno di noi.
Il passato ci insegna che tutte le vicende inerenti alla salute del cittadino (es. la BSE meglio conosciuta come “mucca pazza”, l’influenza aviaria, la diossina nella mozzarella, il benzopirene nella pizza) sono diventati allarmismi, psicosi, terreno di scontro ideologico, istituzionale, politico. È necessario essere efficaci, trasparenti, coerenti, credibili. La comunicazione deve avvenire senza discriminazioni e secondo criteri di interesse generale.
Fonti
*Allieva Master I livello in ‘Divulgazione Scientifica e Comunicazione nella Salute Pubblica’