di Laura Rinaldi
Il termine “parassita” (dal greco παράσιτος: chi mangia alla tavola di un altro) è ormai diventato di uso comune e - al di là delle scienze biologiche, naturalistiche, mediche e veterinarie - spesso viene utilizzato anche come figura retorica in ambito giornalistico, nella letteratura, nelle arti e nel cinema. Al di là di facili allusioni, i parassiti, quelli veri, sono ancor oggi molto diffusi in tutto il mondo.
Si tratta di organismi invertebrati (il 30% degli eucarioti esistenti sulla Terra) che vivono a spese dei propri ospiti, ovvero tutte le specie animali (da compagnia, da reddito, domestici, selvatici, sinantropici), uomo compreso. Alcuni hanno dimensioni microscopiche (protozoi) simili ai batteri, altri invece sono visibili a occhio nudo come gli elminti (cestodi, trematodi e nematodi) e gli artropodi (insetti e aracnidi). Alcuni hanno ciclo biologico diretto, altri possono essere trasmessi da vettori meccanici e biologici, altri ancora attraverso gli alimenti e l’acqua; molte specie sono agenti di zoonosi (malattie naturalmente trasmissibili dagli animali all’uomo e viceversa). La maggior parte dei parassiti presentano forti determinanti ambientali poiché trascorrono parte della loro vita dentro (endoparassiti) o sugli animali (ectoparassiti) e parte del loro ciclo biologico nell’ambiente esterno da cui sono notevolmente condizionati.
Il parassitismo nasce dalla notte dei tempi. Alcune specie parassite sono comparse sulla Terra più di 750 milioni di anni fa e nel corso dei secoli hanno modificato le loro abitudini di vita adattandosi ai vari ospiti - in un meccanismo quasi perfetto di coevoluzione - nonché ai cambiamenti climatici e ambientali. Perfino nel corpo mummificato di Őtzi, l’uomo vissuto oltre 5.000 anni fa e ritrovato nel 1991 in un ghiacciaio del Sud Tirolo, sono state riscontrate uova di parassiti (il nematode Trichuris). A differenza di virus e batteri, i parassiti sono spesso meno agguerriti e più discreti ma non meno pericolosi: un parassita sa che la sua vita dipende da quella dell’ospite e cerca di creare un equilibrio - seppur sempre dannoso - che consenta di prolungare la sua permanenza sia nell’ospite che nell’ambiente. Il parassita non si limita a nutrirsi a spese dell’ospite, ma utilizza quest’ultimo come propria nicchia ecologica per la regolazione dei rapporti con l’ambiente esterno. I parassiti sono in grado di attraversare le frontiere geografiche, favoriti dalla movimentazione delle popolazioni umane e animali, dalla intensificazione degli scambi commerciali, dai cambiamenti climatici e dalla diffusione di vettori. Alcuni di questi patogeni sono stati in grado di varcare i confini dei tradizionali ecosistemi e, in alcuni casi, effettuare salti tra specie (spillover).
La parassitologia, pertanto, è un esempio di Global Health e di One Health e la triade uomo-animale-ambiente è al centro delle numerose sfide che ancor oggi riguardano le malattie parassitarie. I cambiamenti globali a cui stiamo assistendo, primo tra tutti il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, e i frequenti e rapidi cambiamenti di uso del territorio, rappresentano i principali fattori che favoriscono la diffusione di questi organismi patogeni.
“Parassiti d’Italia”, il censimento parassitologico nazionale, ideato e realizzato dalla Società Italiana di Parassitologia, ha aperto il vaso di Pandora: in Italia “circolano” circa 200 generi parassitari negli animali e nell’uomo. Per questo motivo non bisogna abbassare la guardia e la ricerca deve mirare allo sviluppo di approcci innovativi per la diagnosi e il controllo responsabile di questi patogeni che, anche se spesso sottovalutati, rappresentano ancor oggi il leitmotiv nell’ambito della medicina veterinaria incidendo negativamente su salute e benessere di tutti gli animali e sulle produzioni zootecniche degli animali da reddito. Anche in ambito medico c’è un rinnovato interesse nei confronti dei parassiti da parte di numerose organizzazioni internazionali, tra cui l’OMS che tra le sfide della nuova roadmap stilata nel 2021 definisce i traguardi da raggiungere entro il 2030 per la prevenzione, il controllo e la eradicazione delle Neglected Tropical Diseases di cui il 60% sono rappresentate da parassitosi (es. echinococcosi, teniasi, geoelmintiasi, filariosi, schistosomiasi, leishmaniosi) e che rappresentano una sfida continua nell’attuale scenario di transizioni sanitarie ed epidemiologiche.
L’accattivante tema “La sfida ai parassiti e il rischio di zoonosi” è stato focus dell’appuntamento di giugno 2023 di Be Informed (Accademia di formazione per i giornalisti di Boehringer Ingelheim) promosso dal Master “La scienza nella pratica giornalistica” Sapienza Università di Roma in collaborazione con ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani e FNOVI – Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani.