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Non solo granchi blu!

di Casalino Loriana* e Marrone Raffaele

Le specie aliene invasive sono animali o vegetali che, trasferite dall’uomo in maniera deliberata o accidentale fuori del loro areale naturale, assumono un comportamento invasivo, cioè si riproducono ed espandono rapidamente a scapito delle specie autoctone causando seri danni alla biodiversità, alla salute umana, alle colture agricole o alle specie d’interesse zootecnico o ai manufatti. Non tutte le specie aliene, o alloctone, sono automaticamente etichettabili come invasive.

Nell’ultimo periodo si è parlato molto del “Granchio Blu” come specie introdotta accidentalmente in Europa sin dagli inizi del XX secolo, che si è progressivamente diffusa lungo le coste oceaniche e del Mediterraneo, classificandosi tra le 100 maggiori specie più invasive presenti nel Mar Mediterraneo.

Nell’ultimo decennio però i cambiamenti climatici stanno modificando le condizioni dell’ecosistema del Mar Mediterraneo ed altre specie “aliene” sono state rivenute durante operazioni di pesca e controllo della balneazione. L’aumento della temperatura atmosferica, infatti, si ripercuote sulle masse d’acqua che tendono sempre di più ad accumulare calore portando ad una “tropicalizzazione” del Mar Mediterraneo.

Questa condizione ha aumentato la presenza di pesci non autoctoni di origine tropicale che si prevede diventino sempre più presenti. La tropicalizzazione spinge allo spostamento di numerose specie non autoctone dette “aliene” attraverso il canale di Suez o lo stretto di Gibilterra. Le loro progressive “invasioni” costituiscono una delle principali emergenze ambientali e la seconda causa di perdita di biodiversità su scala globale. Questa situazione, infatti, induce le specie autoctone ad allontanarsi e cambiare il proprio areale. Ne conseguono anche risvolti sanitari, infatti, i fenomeni di tropicalizzazione hanno favorito la diffusione di specie tossiche per l’uomo destando apprensioni per la salute dei consumatori.

In Regione Campania da anni è attivo il Centro C.Ri.S.Sa.P., Centro di Riferimento regionale per la Sicurezza Sanitaria del Pescato, che rappresenta il fulcro di un’azione sinergica e di raccordo tra enti competenti sulla sicurezza sanitaria del pescato e sulla profilassi delle malattie delle specie ittiche. Le anime di questo centro sono costituite da Regione, aziende sanitarie locali AASSLL, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università Federico II di Napoli e Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente ARPA Campania. Il lavoro svolto dal C.Ri.S.Sa.P. si basa su attività connesse al controllo dell’ambiente marino e delle acque interne, compresa la promozione di campagne divulgative che sensibilizzino i pescatori, i subacquei e gli operatori del settore ittico a segnalare tempestivamente la cattura o l’avvistamento di specie “aliene” alle autorità competenti. Il controllo massivo è finalizzato a scongiurare che specie “aliene” ed in particolare pesci velenosi arrivino sulle tavole dei consumatori.

Negli ultimi anni sono molteplici gli avvistamenti di specie tossiche ritrovate nel Mar Mediterraneo, appartenenti alla famiglia dei Tetraodontidae, comunemente definiti “pesce palla”. Il pesce palla contiene una pericolosissima tetradotossina (TTX), neurotossina termostabile prodotta dai batteri presenti nell’intestino dei pesci. La tossina se ingerita provoca vomito, convulsioni e paralisi fino al blocco cardio-respiratorio. Recentemente nelle acque del litorale tra i comuni di Salerno e Cetara, è stata segnalata, da pescatori locali, la cattura all’amo di un raro pesce palla adulto (Lagocephalus lagocephalus) specie comunemente conosciuta come capolepre, la cui presenza nei nostri mari è stata rinvenuta a partire dal 2009, anno in cui è stato ritrovato un esemplare spiaggiato a Marina di Pisciotta (SA). È una specie bento-pelagica distribuita in acque tropicali dell’Oceano Atlantico, Indiano e Pacifico, tossica in quanto contiene, principalmente nel tessuto epatico, la TTX resistente alla cottura.

Alla famiglia dei Tetraodontidae appartengono anche la specie Laghocephalus sceleratus (“pesce palla argenteo”) e Sphoeroides pachugaster (“pesce palla liscio”). Queste due specie migranti sono state pescate a strascico negli ultimi anni nelle acque di Salerno.

Fenomeno sempre più frequente è la migrazione lessepsiana, cioè l'ingresso e la stabilizzazione di specie animali e vegetali dal Mar Rosso nelle acque del Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Il nome deriva da quello di Ferdinand de Lesseps, promotore ed esecutore del canale che unisce il mar Rosso e il Mediterraneo. Il pesce palla argenteo, ad esempio, è una specie migrante lessepsiana, con corpo oblungo, compresso lateralmente, di colore grigio-brunastro con macchie scure sul dorso. Il suo segno distintivo è la fascia argentea presente dalla bocca alla pinna caudale. Se minacciata questa specie ingerisce acqua o aria contraendo gli sfinteri del piloro e dell’esofago in modo da gonfiare lo stomaco e assumere una forma di palla.

Sono numerosi, inoltre, altri avvistamenti di specie di ittiche aliene nel nostro mare, soprattutto nel golfo del Cilento in Provincia di Salerno, dove sono stati rinvenuti negli anni Halosaurus ovenii, specie migrante atlantica, Zenopis conchifer, Beryux splendens e Fistularia commersonii. Queste specie aliene per fortuna non sono tutte tossiche o pericolose per l’uomo e anzi, raramente, possono rappresentare anche un vantaggio economico in alcune aree, come Zenopsis conchifer che ha delle carni molto apprezzate dai consumatori e può essere fonte di profitto per mercati nuovi.

La continua migrazione e l’aumento di segnalazioni di questi esemplari è solo l’ennesima dimostrazione di quanto il cambiamento delle temperature stia influenzando la vita sia sulla terra che nei mari.  Questo può rappresentare un ulteriore campanello d’allarme per gli ecosistemi da cui le specie autoctone si stanno allontanando portando ad un indebolimento dei complessi equilibri ambientali. Quest situazione, inoltre, si ripercuote indirettamente anche sulle attività antropiche e sulla sicurezza della salute dei consumatori di prodotti della pesca. Il controllo degli areali e della vendita di prodotti ittici associato ad una stretta collaborazione con i protagonisti della filiera e ad una corretta informazione dei consumatori rappresentano aspetti determinanti per la gestione di questa problematica.

*Borsista Sezione Ispezione degli Alimenti, DMVPA