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La Filosofia tra verità e follia

di Rita Amoruso*

Una delle vite più avvolte dalla leggenda è quella del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844-1900). È la primavera del 1888 quando dopo aver soggiornato in diverse località europee, con la speranza di risolvere la sua malattia caratterizzata da fortissime e frequenti emicranie, Nietzsche arriva in Italia. Per oltre un anno soggiornerà a Torino, città che definirà “una scoperta magnifica”.

E proprio nel capoluogo piemontese, accadrà un episodio che segnerà l’interpretazione critica della biografia e della sua produzione filosofica. Il 3 gennaio 1889, infatti, mentre si trova in Piazza Carignano, Nietzsche vede un carrettiere frustare in maniera violenta il suo cavallo. Il filosofo reagisce inveendo contro l’uomo, abbraccia, bacia l’animale e piange.

 

Quanto di questo episodio è verità e quanto è invece riconducibile al mito del “Filosofo del martello”?

 

Se la questione rimane oscura, chiara è invece la definizione virgolettata che rimanda alla precisa volontà del filosofo di distruggere gli schemi interpretativi della filosofia occidentale per offrire agli uomini una nuova visione filosofica dirompente e dissacrante così come lo è la forza dello Spirito dionisiaco, primitivo e folle come Dioniso, che svela l'essenza autentica dell'Io. Il linguaggio stesso si fa portavoce di questo cambiamento e Nietzsche, ne “La Gaia Scienza” così dichiara: “io non sono un uomo, io sono dinamite”.

Ritornando all'episodio di Torino, si racconta che Nietzsche sia caduto a terra, abbia perso i sensi ed in preda alle convulsioni, ricondotto a casa dalla polizia.

Una cosa è certa, da quel momento, la malattia si manifesta in tutta la sua gravità e irreversibilità, ma per il filosofo comincia anche l'apoteosi della sua produzione filosofica. In effetti, questo come altri episodi, spiegano la grandezza di un personaggio unico, collocato non a caso tra i “Giganti del Novecento”. Una biografia però segnata da irrequietezza, follia, da un amore tormentato per Louise Salomè scrittrice, psicanalista, donna emancipata, fortemente anticonformista che non intenderà mai sposare il Filosofo tedesco ce da un rapporto conflittuale con la sorella Elisabeth.

Tali elementi collocano il Filosofo tra i “Maestri del Sospetto”, cioè pensatori che, tra la seconda metà del diciannovesimo secolo e l'inizio del Nuovo Secolo, intendono smascherare le illusioni panlogistiche hegeliane, il concetto di Verità assoluta, il finalismo e il provvidenzialismo nella storia. Nello specifico Nietzsche, presentandosi come nuovo profeta in Così parlò Zarathustra afferma “Vedete, vi insegno il superuomo! Il superuomo è il senso della terra. Vi scongiuro, fratelli miei, restate fedeli alla terra e non credete a coloro che vi parlano di speranze ultraterrene!” 

Il Filosofo demolisce l'ottimismo della metafisica tradizionale, le speranze escatologiche del Cristianesimo, le verità della scienza, i traguardi fallaci del Positivismo, per diffondere una filosofia della rottura e del nichilismo. Fondata sulla capacità dell'oltreuomo di “fare a meno di Dio” e di operare, attraverso la “volontà di potenza”, la trasvalutazione dei valori, dando così vita ad una nuova era caratterizzata dall'“eterno ritorno”, che dissolvendo la linearità del tempo, costituisce, secondo Martin Heidegger filosofo dell'esistenzialismo tedesco (1889-1976) il cuore del pensiero nietzschiano.

Nell'originale e complessa prospettiva filosofica, quanto della genialità del pensatore è riconducibile alla follia? Questa, cioè, ha costituito la linfa della sua produzione? Se la risposta è affermativa, qual è il confine tra la verità dei fatti e la costruzione enfatizzata di essi?

In relazione all’avvenimento del cavallo sembra, infatti, che il filosofo abbia solamente manifestato rabbia nei confronti del carrettiere e quel bacio che piace tanto, in realtà… non ci sia mai stato!

L'unica certezza della biografia del filosofo è proprio l'epilogo della sua breve vita quando gli ultimi mesi di essa sono documentati dal teologo e amico di Nietzsche, Franz Camille Overbeck, che lo descrive in piena catatonia “Immobile sulla sedia a rotelle con una specie di saio bianco, sembrava un nobile animale ferito a morte che si è ritirato in un angolo dove morire”.

Nietzsche muore il 25 agosto del 1900 ed è proprio in quel momento che ha inizio il suo intramontabile mito.

*Allieva Master I livello in ‘Divulgazione Scientifica e Comunicazione nella Salute Pubblica’