di Serena Calabrò
Dal 2021 l’Ital Communications del Censis monitora il mondo della comunicazione in Italia, riportando il punto di vista degli italiani su divulgazione e fake news e ricercando gli aspetti su cui lavorare per generare comunicazione affidabile e di qualità. Dal rapporto di luglio 2023 ‘Disinformazione e fake news in Italia. Il sistema dell'informazione alla prova dell'Intelligenza Artificiale’ emerge che, a seguito della pandemia e con lo sviluppo delle tecnologie digitali, la domanda di informazione da parte degli italiani ha iniziato un percorso oramai inarrestabile.
Oggi in Italia circa il 93,3% della popolazione si informa abitualmente su almeno una delle fonti disponibili: l’83,5% sul web e il 74,1% sui media tradizionali (con il primato dello schermo e del linguaggio audiovisivo). Solo il 6,7% degli individui ha rinunciato ad acquisire un’informazione puntuale. È emerso, inoltre, che solo il 13,8% degli italiani (tutti over sessantaquattrenni) si rivolge a un’unica fonte di informazione, rappresentata principalmente dai media tradizionali, mentre la maggior parte della popolazione (62,9%) consulta più di tre fonti informative, un dato positivamente correlato con l’età e il titolo di studio posseduto (più si è giovani e più si è scolarizzati e maggiore è il numero delle fonti da cui si ottengono notizie). Il 64,3% degli italiani dichiara di utilizzare fonti informative sia tradizionali che online: il 9,9% attinge solo ai media tradizionali e il 19,2% si affida esclusivamente alle fonti online. Questi ultimi sono soprattutto giovani, i più esposti a disinformazione e fake news.
Per quanto riguarda il riconoscimento delle fake news, la maggior parte degli italiani (76,5%) ritiene che queste siano sempre più sofisticate e difficili da smascherare. Solo una minoranza (18,7%) crede con certezza di essere in grado di riconoscerle immediatamente, a fronte di una buona percentuale (61,1%) che ritiene di avere solo in parte le competenze necessarie. Una quota da non sottovalutare (20,2%) crede di non avere capacità per riconoscere una “bufala”, e questa percentuale sale al 29,5% tra chi vive in Comuni con meno di diecimila abitanti, al 39,5% tra gli over sessantaquattrenni, al 51,5% tra chi ha titoli di studio inferiori. Questo l’identikit dei più vulnerabili, di chi rischia di rimanere intrappolato nel mondo della disinformazione.
Un nuovo aspetto preso in considerazione dal Censis è l’Intelligenza Artificiale (IA) legata al mondo dell’informazione, un ulteriore passo avanti dopo il digitale che segnerà profondamente le nostre esistenze, portando con sé rischi e potenzialità. Il 75,1% della popolazione ritiene che con questo ulteriore upgrading tecnologico sarà sempre più difficile controllare la qualità dell’informazione, mentre il 58,9% ritiene che l’IA possa diventare un utile strumento a supporto di giornalisti e professionisti della comunicazione. Di fronte alle nuove insidie che possono venire anche dall’utilizzo dell’IA, emerge quindi un maggiore bisogno di rassicurazione sulla fondatezza e sulla qualità delle notizie che circolano, con una richiesta da parte della popolazione di conoscenze e competenze più solide su utilizzo e potenzialità delle nuove tecnologie, di regolamentazioni più stringenti e di professionisti che si impegnino per arginare la disinformazione.
In risposta a queste esigenze, in questi anni, la filiera delle imprese di comunicazione si è organizzata per rispondere alla proliferazione disordinata di notizie e opinioni che circolano in rete, garantendo un’alta qualità e attendibilità dei flussi di comunicazione che veicolano. A testimonianza di ciò, nell’ultimo anno i professionisti della comunicazione sono aumentati dell’11,3%. Presso agenzie di comunicazione e pubbliche relazioni nel 2022 lavorano più di novemila addetti, che si stanno adattando ai cambiamenti che la vita digitale ha imposto al mondo della comunicazione, ampliando le proprie competenze.
Oggi, di fronte alla proliferazione incontrollata di notizie generata dall’emergenza sanitaria e dallo sviluppo di nuove tecnologie cominciano ad emergere paure e timori che si traducono in una richiesta di interventi di regolazione, di sensibilizzazione e di formazione della popolazione. In una recente indagine del Censis il 60,1% degli italiani si dichiarava favorevole a risolvere il problema della disinformazione online, introducendo una qualche forma di censura per fermare la diffusione di notizie palesemente false (29,4%) o le affermazioni intenzionalmente manipolatorie o propagandistiche (15,7%) o le opinioni espresse da persone che non hanno competenze specialistiche sull’argomento (15%).
Ma occorre fare qualcosa in più!
Bisogna essere consapevoli che è necessario avvicinarsi al web con prudenza. In realtà, molte sono le piattaforme digitali impegnate in attività di fact-checking finalizzate a individuare le bufale che circolano in rete (es. https://www.bufale.net/, https://meatthefacts.eu/, https://epthinktank.eu) e promuovere una corretta divulgazione scientifica (es. https://cattiviscienziati.com/, https://www.scienzainrete.it/). Occorre, tuttavia, arginare questo fiume in piena soprattutto diffondendo consapevolezza e alfabetizzazione mediatica tra la popolazione. Se ne sono accorti anche gli italiani, che per l’89,5% pensano che sia necessario creare un’alleanza stabile tra tutti gli stakeholder (Stato, scuola, aziende del web, professionisti della comunicazione) che hanno interesse a far circolare un’informazione attendibile, per diffondere una maggiore consapevolezza sui pericoli della cattiva informazione e innalzare le competenze della popolazione. Nuove figure professionali a presidio del web stanno già emergendo.
I tre rapporti del Censis testimoniano come dal 2021 al 2023 sia cresciuta la consapevolezza che la disinformazione esiste, e può avere effetti devastanti sulle nostre vite. E nonostante sia sempre più difficile individuare la corretta informazione, resta alta la fiducia nei professionisti della comunicazione, che sono riconosciuti come fonti esperte, autorevoli, garanti dell’affidabilità e della qualità delle notizie. Di fronte al nuovo passaggio tecnologico che si prospetta all’orizzonte, gli italiani chiedono uno sforzo ulteriore nel creare un’alleanza stabile tra gli stakeholder per promuovere azioni chiare e condivise. Con ogni mezzo e su ogni canale formativo e informativo, vanno introdotte attività di comunicazione e sensibilizzazione rivolte a tutti gli utenti perché siano in grado di riconoscere la cattiva informazione e di tutelarsi dai pericoli che ne possono derivare.