di Pier Luigi Lopalco*
Di fronte alle malattie infettive generalmente il nostro cervello va in tilt. Non ragioniamo più in maniera razionale, abbiamo atteggiamenti estremi di iperprotezione o di negazione totale. Per questo motivo il rapporto tra pubblico, giornalismo e media va gestito con preparazione e competenza. Due aspetti, poi, in questo rapporto sono fondamentali: alla base della comunicazione ci deve essere la fiducia verso le autorità (accademico, docente o scienziato che sia) e poi far capire la differenza tra associazione temporale e correlazione causale, fondamento del rapporto causa-effetto.
Inoltre, la fiducia è principio chiave di una comunicazione efficace e deve venire dalla contemporanea presenza di due elementi: competenza (la competenza da sola porta al rispetto) ed empatia. Questo obbliga ad essere profondamente preparati sugli argomenti di cui si discute e che si intende divulgare: per comunicare non bisogna improvvisarsi, anche perché la fiducia ci vuole una vita a guadagnarsela e solo un attimo per perderla, ancora di più quando parliamo di enti o di istituzioni.
Un caso classico è stato il crollo delle vaccinazioni nel 2009 e nel 2014, in entrambe le campagne di profilassi vaccinale per l’influenza l’errore fu soprattutto informativo. Eclatante fu quello che avvenne nel 2014 quando l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) comunicò il ritiro di vaccini per morti sospette, utilizzando una formula standard prevista per il ritiro dei normali farmaci, una sorta di ‘copia-incolla’ molto allarmistico. Fu ovviamente un atto burocratico frettoloso, presto smentito dall’approfondimento che stabilì la ‘non associazione’ di quelle morti ai vaccini. Ma la notizia era ormai dilagata e aveva prodotto una drastica riduzione delle vaccinazioni. Quello che era stato solo un eccesso di segnalazione, aveva procurato un effetto collaterale immediato tra la popolazione.
Ancora di più oggi, con oltre il 70% delle persone che cercano di informarsi sui social media, dove trascorriamo mediamente due ore al giorno di tempo, i piani di comunicazione devono prevedere una strategia ben precisa che mira agli obiettivi, con un preciso target di riferimento, uno studio del mezzo e dei contenuti. Per questo esiste in molte istituzioni, ministeri ed enti, un settore che si occupa di comunicazione, con professionisti dediti a questo lavoro. La comunicazione è più importante dell’organizzazione di alcune campagne vaccinali.
Capire come comunicare la complessità di alcuni argomenti è fondamentale. Solo così si possono contrastare disinformazione, fake news e movimenti che con fini economici alimentano confusione, false verità o campagne di cospirazione.
Un po’ quello che succede nel falso rapporto vaccino-autismo, una fake smentita ormai da anni con tanto di ritiro dei lavori e condanna del medico autore della pubblicazione. Ma perché sopravvive nonostante la smentita del mondo scientifico internazionale? Perché dietro questa falsa associazione c’è una pletora di persone, medici inclusi, che promettono alle famiglie con figli autistici di guarirli, consigliando loro terapie detossicanti dal vaccino, eliminando i metalli pesanti (che poi non ci sono più nei vaccini ormai da anni). Un vero e proprio business della disinformazione.
*Professore Odinario di Igiene presso l'Università del Salento