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Cannabis terapeutica in Medicina Veterinaria: l’utilizzo nei pets

di Danila d’ Angelo e Luigi Sacchettino

Negli ultimi anni la scienza ha guardato con occhi meno critici alla Cannabis terapeutica, grazie alle numerose ricerche scientifiche che hanno sottolineato il potenziale terapeutico della pianta in molte malattie, sia per l’uomo che per i pets. La canapa (Cannabis sativa) è una pianta angiosperma appartenente alla famiglia delle Cannabaceae. La sua coltivazione risale a molti secoli fa e da sempre è stata coltivata per la possibilità di sfruttare quasi tutte le parti della pianta per vari scopi: carburante, tessuti, biocomposti isolanti, carta, detergenti antibatterici, plastica biodegradabile, e prodotti alimentari, come farina, semi, oli, birra e tisane. I fiori di canapa sono invece stati utilizzati per i loro effetti curativi, nonché per scopi ricreativi a causa dei loro effetti psicotropi. Attualmente in Medicina Veterinaria i derivati della cannabis si usano spesso per il controllo del dolore, nella cura dell'epilessia idiopatica refrattaria ai trattamenti convenzionali, delle malattie allergiche e dei  disturbi comportamentali, come l’ansia, i disturbi compulsivi o l’aggressività in canile.

Di recentissima pubblicazione, sono i risultati di uno studio che dimostra come una singola dose orale di cannabidiolo (CBD), somministrato ai cani, possa ridurre significativamente lo stress causato dai viaggi in auto o dall’essere lasciati soli. Sebbene la ricerca scientifica ne metta in luce il potenziale terapeutico, la pianta è ancora avvolta da un alone di pregiudizi, spesso derivanti dal fatto che viene associata alla marijuana, ossia la droga ottenuta dai fiori della pianta, che presentano un elevato contenuto di delta-9-tetraidrocannabinolo (comunemente detto THC), fitocannabinoide responsabile dell’azione psicotropa. Ma la cannabis non è solo THC: la pianta in toto può contenere più di 140 fitocannabinoidi, più di 100 terpenoidi e più di 20 flavonoidi, sostanze ad azione benefica non psicogena, per uomo e animali. Ciò che si cerca di sfruttare della pianta è il fitocomplesso, ossia la naturale combinazione dei diversi principi attivi che globalmente conferisce alla pianta le specifiche proprietà terapeutiche per cui viene utilizzata. I principi attivi presi singolarmente, infatti, possono rivelarsi meno efficaci o con effetti diversi da quelli della pianta nel suo complesso. Ad esempio, si è scoperto che il CBD, un fitocannabinoide contenuto nella pianta, può bilanciare gli effetti collaterali del tetraidrocannabino (THC) e consentirne gli effetti terapeutici. Ciò è alla base di alcuni farmaci, tra i quali uno spray orale contenente THC e CBD approvato, in medicina umana, per il trattamento della spasticità nella sclerosi multipla.

Circa gli effetti avversi negli animali, sebbene sia possibile l'inalazione di fumo passivo, la fonte più comune di intossicazione è l'ingestione della scorta di marijuana del proprietario. Si fa riferimento, quindi, alla Cannabis ricreativa (Cannabis indica), di strada, non a quella medica sottoposta a strette regolamentazioni ministeriali e di cui sono noti i principi attivi, che vengono dosati in base alla patologia e alle esigenze del paziente.

È fondamentale aumentare sempre più le competenze mediche su questa preziosa alleata per non banalizzarne gli effetti terapeutici e per scoprire nuove aree di utilizzo, a vantaggio del benessere dei nostri pets.