di Serrapica Francesco, Antonio Di Francia, Salvatore Faugno
Spagnolette, bagigi, scacchetti, cecini, gallette, marchesini, scaccaglie o, più semplicemente, noccioline americane! Sono questi solo alcuni dei nomi utilizzati per indicare i piccoli semi di una pianta erbacea originaria dell’America latina: l’arachide, Arachys hypogea L. Conside-rate dai più come frutta secca, forse per la consistenza croccante e l’elevato con-tenuto in olio, le arachidi sono in realtà legumi, ma al contrario di fagioli, lenticchie e ceci, non sono protagoniste di zuppe e minestre.
Onnipresenti in un aperitivo che si rispetti, il consumo di arachidi in Italia ha fatto registrare un vero e proprio exploit negli ultimi decenni, conquistando di diritto una posizione di rilievo nella bilancia dei pagamenti del nostro Paese. Ma se il popolo dei followers di questo insolito legume sotterraneo è in netta crescita, altrettanto lo è quello di chi ne demonizza il consumo, additando il gustoso snack come ve-ra e propria minaccia per la salute.
Sarà vero? Le arachidi sono ricche di nutrienti (29% di proteine, 12% di fibre solubili), non hanno colesterolo, alto il livello di potassio (ben 680 mg/100 g). Rappresentano un’ottima fonte di niacina, vitamina utile per la respirazione cellulare e per favorire la circolazione sanguigna, e di arginina, che aiuta le fasi di crescita mu-scolare, contengono coenzima Q10 utile per alleviare cefalee e mal di testa.
Non è un caso, forse, che l’imbranato Pippo, storico personaggio di Walt Di-sney, mangiando un’arachide riuscisse a trasformarsi in Super Pippo! Tuttavia, il 50% di grassi delle arachidi ci ricorda che 100 g forniscono ben 600 calorie, inoltre le arachidi tostate sono spesso anche salate, per cui 50 g di noccioline in-troducono ben 330 mg di sodio, ovvero il 65% del nostro fabbisogno giornaliero.
E ancora. Le tanto amate noccioline che troviamo sul mercato sono quasi tutte fritte, per dare loro un valore sensoriale ancora maggiore, e possono rappresentare una buona porta di entrata nella dieta di mico-tossine, specie aflatossine. Infine, le noccioline salgono sul podio degli alimenti allergenici, per cui è importante segnalare la loro presenza in etichetta (nelle persone allergiche gli effetti vanno dal semplice prurito allo choc anafilattico).
Le aggravanti sembrano essere, quindi, più numerose delle attenuanti, rendendo arduo anche un ultimo, estremo, tentativo di dife-sa d’ufficio per giustificare l’abuso di noccioline. La buona noti-zia è che la coltivazione dell’arachide, praticamente scomparsa in Italia da quasi 50 an-ni (considerata poco remunerativa per la difficile meccanizzazione della raccolta), sta ritornando nei nostri campi. L’obiettivo è quello di creare una filiera tutta italiana, completamente bio, interamente tracciata e orientata alla completa valorizzazione dei copro-dotti in percorsi di economia circolare tra filiere diverse a tutela del reddi-to di impresa e dell’ambiente (dai gusci di arachide possono essere fabbricati pannelli isolanti per bio-edilizia).
Recenti studi (Sannino et al., 2021, 28th European Biomass Conference and Exhibition) hanno evidenziato che la parte aerea della pianta, non commestibile per l’uomo, può essere vantaggiosamente reimpiegata nell’alimentazione dei ruminanti da latte, concorrendo ad alleggerire la tipica carenza estiva di erba in ambiente mediterraneo. Risultati incoraggianti, quindi, che configurano sempre più questa specie erbacea come vera e propria coltura a duplice attitudine, potenzialmente in grado di aprire nuovi scenari economici per la nostra economia agricola.