Ottobre 2020

Coronavirus: naturale o artificiale?

di Giuseppe Borzacchiello


A 10 mesi dall’inizio della pandemia di COVID-19 siamo alle prese con la seconda ondata: gli ospedali sono sotto stress e non si vede ancora la luce in fondo al tunnel. I tempi per il vaccino sono lunghi per cui non ci resta che aspettare continuando a rispettare tutte le norme igieniche prescritte ed il distanziamento fisico.

Dunque, massima attenzione per un virus malefico che circola ancora in maniera molto diffusa tra noi. Eppure c’è un virus ancora più pericoloso che dilaga e che può minare la fiducia della popolazione nei confronti della scienza o, in generale, delle autorità sanitarie. Questo è il virus delle fake news. Tra le tante fake news che circolano su COVID-19 c’è quella del virus costruito in laboratorio.

Una notizia che ancora oggi viene rimbalzata sui media e nei social riscuotendo likes e commenti incredibilmente convergenti. Secondo una virologa cinese che impazza sul web, SARS-CoV-2 è il frutto della manipolazione degli scienziati che in laboratorio hanno creato questo nuovo patogeno “incollando” pezzi di altri virus. Le evidenze scientifiche in nostro possesso finora indicano che il nuovo coronavirus, come gli altri responsabili di SARS e MERS, deriva dal mondo animale, ovvero da un progenitore virale che vive nei pipistrelli ed è poi passato all’uomo forse tramite una specie intermedia. Chi sostiene un’altra ipotesi non deve fare altro che Dimostrarla pubblicando i dati su una rivista a diffusione internazionale.

Infatti, il metodo scientifico impone il vaglio dei risultati, in maniera indipendente, da parte di altri scienziati esperti nel campo. Solo se il giudizio dei revisori concorda, la teoria viene pubblicata e poi divulgata al pubblico più ampio. Ad ora non è questo il caso del virus “artificiale” per cui semplicemente siamo di fronte ad un’altra delle tante FAKE NEWS sulla COVID-19.

Proporre teorie “alternative” non verificate alimenta paure e atteggiamenti negazionisti che in definitiva oltre ad avere risvolti sulla salute pubblica genera sfiducia nella scienza che invece, grazie ai suoi progressi, è l’unica risorsa a disposizione (insieme alla tecnologia) per combattere e vincere la pandemia.

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