Gennaio 2021

Il trionfo dei vaccini a Rna nell’anno nero dei no-vax

di Sante Roperto

La pandemia ha costretto molti governi nell’ultimo anno ad affrontare, per la prima volta nella storia, processi decisionali lineari, a tratti granitici, per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Tutto questo ha quindi cancellato i confini nazionali e obbligato scienza, società civile e mondo politico a lavorare insieme. In pratica mettendo in crisi il populismo e i movimenti o le vittorie della ‘pancia’, linfa vitale di negazionisti e complottisti.

Negli ultimi anni le istituzioni democratiche e i sistemi sanitari vivevano uno stato di salute piuttosto fragile e la pandemia li ha obbligati a una prova di riorganizzazione sinergica molto forte. Si è finalmente capito che in ruoli chiave, soprattutto di fronte alla diffusione delle malattie infettive su scala globale, devono esserci persone competenti in grado di prendere decisioni serie, rapide ed efficaci. Ancora di più in questa campagna vaccinale.

A tal proposito, cosa c’è in uno dei vaccini che salverà il mondo? Niente di quello che da mesi professano i complottisti. Per cui nel vaccino Pfizer (e a breve in quello Moderna) niente 5G o microchip, ma più semplicemente saccarosio, cloruro di potassio e pochi altri eccipienti (molti dei quali servono ad agevolare l’ingresso dell’Rna nelle cellule ospiti). Ma soprattutto nel vaccino ci sono liposomi che contengono, e una volta entrati nell’organismo liberano, l’Rna messaggero
(quindi nessun virus completo).

A quel punto l'Rna messaggero genera la produzione di alcune proteine antigeniche (le proteine Spike presenti sulla superficie del virus). L’organismo riconosce come estranee queste proteine e innesca una risposta immunitaria nei loro confronti che esita nella produzione di anticorpi neutralizzanti. L’unico svantaggio dei vaccini a Rna è rappresentato dai costi e dalla loro fragilità (per questo vanno conservati a -80°C), mentre i vantaggi, come per i più noti e più diffusi vaccini a Dna, sono l’ingegnerizzazione e proprio la mancanza di effetti collaterali.

Una piccola quota di no-vax ovviamente resisterà ancora, anche di fronte alle evidenze scientifiche, ma solo perché il tasso di mortalità del coronavirus non è quello di malattie infettive peggiori, come l’Ebola. In quel caso, statene certi, i no-vax sarebbero i primi a inginocchiarsi fuori a un pronto soccorso per essere vaccinati.